Europa più complicata anche per l’Italia dopo le elezioni in Germania?

Dopo le elezioni tedesche, con forti regressi dei due partiti finora al governo, la CSU/CDU e la socialista SPD, l’Unione Europea farà più fatica ad attuare le riforme che dopo l’arrivo di Emmanuel Macron in Francia ed il piano presentato dal presidente UE. Jeanclaude Juncker sembravano cosa fatta.

Una premessa è utile: Angela Merkel è stata ridimensionata ma ciononostante si è assicurata la regia del suo quarto mandato. Se si considera che Gerhard Schroeder, il suo predecessore socialista, è stato mandato a casa per la sua riforma impopolare del mercato del lavoro (chiamata Hartz IV ed entrata in vigore nel 2015). la riconferma della Merkel è da considerare un grande successo personale. A lei viene contestata la politica sull’immigrazione ma non fino al punto da bocciarla in toto.

Una frenata

I cambiamenti necessari per una nuova coalizione di governo freneranno di piani di Francia e Germania per una grande riforma dell’U.E. Nei partiti tedeschi candidabili è alta la resistenza contro più strette collaborazione fra i membri dell’Unione. Sia la politica dell’immigrazione che i nuovi orientamenti sul fronte del completamento dell’unione economica e monetaria, saranno ostacolati fortemente per esempio dall FDP, ilpartito liberale tedesco.

Non c’è bisogno di sottolineare quanto proprio immigrazione e politica monetaria siano importanti per l’Italia e possiamo solo auspicare che il nuovo governo tenga ben distinto i voti dei popolari e quello dei populisti. La forte ascesa del partito di destra, la A.f.D., è si un segnale in quella direzione ma rimane pur sempre confinato a un modesto 13 %.

 

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Europa più complicata anche per l’Italia dopo le elezioni in Germania?

L’EUROPA non deve deludere

Al momento della fondazione del MEC (Mercato Europeo Comune) del 1957 ero piuttosto scettico circa la possibilità che lo si potesse realizzare. Troppi erano stati in passato gli esempi di egoismo ed anche di razzismo europeo, che facevano vacillare la mia fede in un progetto in teoria bello ma piuttosto utopico. Mi ero sbagliato! Sottovalutavo  la capacità di due storici nemici, il popolo francofono della centenaria Francia e quello teutonico  della moderna Germania a trovare per il futuro nuove visioni circa l’assetto del continente.

Ancora oggi i due capi di stato di questi arci-nemici portano avanti lo stesso progetto e l’elezione di Macron ha confermato che anche una grande maggioranza di francesi, dicendo no a Marine Le Pen, la pensa in questo modo. Su questo si fonda l’odierna U.E. e garantisce anche un futuro, L’Italia si accoda.

Festeggiamenti 60 anni U.E. a Roma

L’economia mondiale deraglia

Due grandi errori nell’attuazione della politica sovranazionale hanno secondo me sabotato lo spirito di un progetto a lungo termine come’è quello dell’Europa: A) la troppo precipitosa integrazione di un gran numero di stati che non hanno le stesse visioni. Si è passati in pochi  anni da 9 a 28 paesi, includendo per esempio quelli dell’ex est europeo) e B) l’adozione di regole in fatto di libertà dei commerci mondiali (il passaggio dal G.A.T.T  al O.M.C. (Organizzazione Mondiale del Commercio, in inglese W.T. O.) alla scadenza del primo. Queste ultime non prevedevano gli indispensabili 25 anni di passaggio da un sistema all’altro ma, siglati a Marrakesh in Marroco nel 1994 entravano in funzione troppo velocemente e con sole Conferenze Ministeriali che si susseguivano senza fare grande rumore circa ogni due anni. Vent’anni prima a un paese economicamente poco  rilevanti fu invece concesso un periodo di adeguamento di 7 anni. Ma l’evento più importante fu l’entrata nell’O.M.C. della Cina nel 2001 dopo 15 anni di trattative. In pratica ai paesi industrializzati rimanevano scarsi 7 anni per prepararsi al grande impatto di un economia basata su 1,3 mrd. di persone e che subito impostò una forte crescita. In pochi anni l’equilibrio dei commerci internazionali venne sconvolto con l’apertura di quasi tutte le frontiere e con la progressiva abolizione di dazi tariffari.

I tradizionali sistemi di controllo finanziario saltarono e la grande finanza cominciò a prendere il sopravvento seguita dalle multinazionali visto che non c’erano più limiti a niente. Successe il crollo mondiale dei prezzi di mercato (ricordiamo l’arrivo delle merci cinesi?) e la bolla innescata dal gran numero di complicati titoli derivati messi in circolo in tutto il mondo da Lehmann Bros. e non solo.  Questa situazione trascinò sopratutto i paesi dell’U.E. in una spaventosa crisi economica. A questo certe economie europee come la tedesca seppero reagire presto mentre il nostro paese ci metterà più di 10 anni per ritornare al PIL di vent’anni fa.

E cominciò il balletto dei passi avanti seguiti dai passi indietro: con grave colpa dei governi. l’Italia In questa fase di congiunture mobili altalenanti si distinse sempre facendo un passo avanti quando gli altri ne faceva due e due passi indietro quando gli altri ne facevano uno. Siamo in piena fase uno perché il molto decantato progresso del PIL del 2017 dell’1,5 % si verifica quando la U.E. farà in media +2,5 %.

Yarmouk a sud di Damasco 2016

La reazione deludente dell’Europa in fatto di migrazioni

Purtroppo stiamo anche vivendo una situazione storica eccezionale causata da forti migrazioni di popoli che vengono innescate o da situazioni politiche avverse nei rispettivi paesi o per le crisi economiche spesso causate dalla siccità.

Finché l’Europa era prospera, fino circa al 2008, colpi avversi di questo genere venivano assorbiti con nonchalance e l’accoglienza di quasi 1 Milione di profughi nella Germania ristabilita del 2016 ne fu la controprova. Ma nel paesi del sud Europa, dove la crisi continuava a mordere fortemente e dove si concentrava l’arrivo e l’obbligo di accogliere era imposto dagli accordi di Dublino, l’odio verso i nuovi arrivati aumentava di giorno in giorno.

Anggela Merkel a Roma in occasione del 60mo anniversario della U.E.

E’ questa la situazione che con questo post voglio criticare soprattutto: l’incapacità dell’Europa di accogliere e di spalmare una massa di migranti equamente su tutti i paesi associati. E’ una dimostrazione che l’idea di base di un Europa Unita non prevale e che gli egoismi hanno il sopravvento troppo spesso.

In fatto di migranti una soluzione urgente, necessaria ed utile

Il compito degli uomini che governano i singoli paesi è quello di ristabilire urgentemente questo equilibrio e secondo me in questo momento le premesse ci sono. Si trovano d’accordo i leader dei tre paesi fondatori, Francia, Germania ed Italia, la necessità di integrare le popolazioni europee, che soffrono di denatalità, con forze nuove che vengono dall’esterno non può essere negata. Ora manca una regia decisa su tre cose: A) aiuti finanziari ai singoli paesi,  B) l’afflusso dosato ed ordinato dei migranti da tutti i paesi e di tutte le tipologie e C) la distribuzione sul territorio dei nuovi arrivati secondo criteri giusti, equi ed a lungo termine utili. Per realizzare questo occorrono programmi a lungo termine e stabilità politica. I tempi stringono perché ove non si riuscisse a risolvere il problema dei profughi, come dice il commissario U.E. Geert Wilders, la situazione potrebbe degenerare e causare in futuro gravi ripercussioni di ordine pubblico mettendo in pericolo le nostre democrazie..

 

 

L’EUROPA non deve deludere

Riflessioni sul calo del 43 % dei frutteti in Emilia Romagna

Questo mio commento è stato pubblicato ieri 22 agosto 2017 su http://www.Myfruit.it  

È il comunicato di un associazione professionale, la Confagricoltura della Regione Emilia-Romagna, a ufficializzare, cifre alla mano, il disastro causato da oltre due, se non tre, decenni di politiche sbagliate (vedi qui).

Le cifre disponibili dal 1994 in poi evidenziano una perdita di superficie di frutteti pari al 43%, con picchi del 71% per quanto riguarda le pesche e del 51% sul fronte delle nettarine. Ma anche la pericoltura, un comparto che sembrava in salute fino a pochi anni fa, ha perso il 35% di superficie.

Aratro in uso nelle colline italiane ancora 70 anni fa

Una parte delle perdite di terreni è stata recuperata dall’aumento delle rese per ettaro introdotte con perizia in questi anni e con varietà nuove. Ma dopo l’allarmante analisi che Nomisma fece nell’ormai lontano 1996,  nessuna seria indagine è stata fatta in seguito. Si è andati a ricercare le cause e pertanto le scuse: consumi in calo, paesi mediterranei competitivi,  l’embargo russo, l’aumento dell’offerta di prodotti fuori stagione.

Spesso si legge dei 10/20 centesimi al chilo remunerati agli agricoltori per pesche e nettarine quando i soli costi di produzione arrivano a 50/60 centesimi, dati che nessuno mette in discussione e che non possono che portare all’espianto, poche volte però si parla dell’utilizzo spesso maldestro e fuori dalle regole dei tanti finanziamenti che arrivano dall’UE.

Che i tempi siano difficili è sotto gli occhi di tutti, ma altre regioni italiane(vedi l’Alto Adige che nonostante la scarsità di terreni continua ad aumentare la produzione) o altri Paesi europei come la Germania, l’Olanda ed in parte anche la Francia hanno addirittura migliorato i loro risultati (vedi i Paesi Bassi che hanno raddoppiato la produzione di pere).

Una buona politica avrebbe potuto evitare anche in Emilia-Romagna lo sfacelo messo in evidenza per la prima volta da una organizzazione di produttori frutticoli. Sono loro le prime vittime ma anche i primi responsabili visto che il giro d’affari e gli utili di tutti i vari addetti alla commercializzazione resistono sul mercato italiano ed aumentano su quello estero.

La domanda è: perché i prezzi non riescono a tenere il passo? I produttori emiliano-romagnoli devono chiedersi: sappiamo cosa chiede il mercato? Glielo stiamo offrendo? Le attuali tecniche produttive consentono il risparmio produttivo? (vedi quello che succede in Olanda con le pere). E ancora: è corretta la costante presenza ai massimi livelli politici di molti produttori orientati soprattutto alla produzione? Le politiche comunitarie da loro suggerite al governo regionale e nazionale sono quelle giuste?

In Alto Adige, per esempio, alle cooperative non è permesso commercializzare prodotti d’importazione e a nessuna di loro verrebbe in mente di cercare soci in altre zone produttive italiane o all’estero. Perderebbero sostegni e incentivi. È più difficile servire la propria clientela con questi limiti ma la concentrazione sulla propria “mission” e sui miglioramenti da adottare è senz’altro più incisiva.

La possibilità di invertire la rotta in Emilia-Romagna ci sarebbe, ma servono, però, drastici cambiamenti

Riflessioni sul calo del 43 % dei frutteti in Emilia Romagna

Susine a Vignola, immagini che parlano

Sabato 29 luglio il Resto del Carlino titolava: A Vignola le susine il fiore all’occhiello. Una pagina intera! E’ infatti vero che sia la qualità che i prezzi sono per tutta la stagione sempre ai primi posti. Molto è da attribuirsi alla vocazione dei terreni ma molto anche alla tradizione ed alla passione che i produttori locali ci mettono. Qui però una situazione d’altri tempi ripresa oggi, 31 luglio 2017.

Susine a Vignola, immagini che parlano

ORTOFRUTTA tra Mode e Tendenze

E’ interessante osservare come a differenza del passato i media “generalisti”, soprattutto quotidiani, riviste ed anche televisione stanno oggi trattando i temi dei consumi dell’ortofrutta dopo l’evento Think FRESH 2017, organizzato da Agroter a Firenze recentemente.

Certamente è una delle poche volte dove nel nostro settore  una ricerca seria viene realizzata e spiegata e conferma quanto già il pubblico intuiva: c’è molta più attenzione al mondo vegetale.

La notizia clou è quella del calo dei consumi di carne del 4 % che alla fine spiega il perché dei relativi aumenti nel settore frutta e ortaggi freschi ed elaborati. Vegetariani e vegani (oggi rispettivamente al 7 ed all’1 %) aumentano. Altri riducono per ragioni di salute.

Uva come Snack: Foto scattata recentemente in un Self Service di Londra

Think FRESH ha saputo bene interpretare le tendenze in atto, ha presentato fatti e non più solo opinioni o teorie. Le conclusioni sembrano persino ovvie: Dopo anni di campagne contro gli eccessi di calorie, Continua a leggere “ORTOFRUTTA tra Mode e Tendenze”

ORTOFRUTTA tra Mode e Tendenze

Inno al caldo di Luglio

Il momento quando mi godo il caldo di più è quello quando esco dal ben condizionato ufficio all’ora di pranzo  e mi tuffo nei 33-35 gradi di questi giorni. Non c’è una nuvola in cielo e la natura si presenta in modo strepitoso.  Un vero piacere.

In casa non usiamo i condizionatori ma apriamo tante  finestre al mattino presto per un ora e otteniamo come risultato mai più di 30 gradi all’interno nelle ore di punta. Clima sano e piacevole. 26 gradi sarebbe l’ideale ma piuttosto che soffrire il torcicollo preferisco questo.

Visto che lavoro part time mi organizzo per passare in piscina molte mezze giornate. Anche in quel contesto il caldo estivo è fenomenale. E pensare che, almeno alle nostre latitudini, sdraiarsi sul lettino in costume da bagno, tuffarsi in acqua senza brividi, passeggiare quasi nudi fra ombra a luce prodotta dagli alberi maestosi, a temperature ideali, si limita a poche settimane all’anno. E’ un periodo da godersi senza ripensamenti. Rilassati ed abbandonati al clima favorevole.

Se anche poi arriva qualche ora di pioggerellina o di temporale vuol solo dire che dopo aver goduto un po’ di  fresco la situazione di prima si ristabilirà presto. Non sono fra quelli che si lamentano del freddo d’inverno e del caldo d’estate: mi adeguo e sono contento!

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Inno al caldo di Luglio

Le gioie (ma non i dolori) degli ottant’anni

Di anni compiuti ne ho soltanto 79 ma come in passato io vado a grandi categorie ed adesso mi sento far parte del gruppo degli ottantenni. Il vantaggio è che mi sento meglio di quanto non sia l’immaginario collettivo di un ottantenne tipo.  Ho mille acciacchi, due dei quali veramente grossi,  ma per il momento essi sono sotto controllo. In considerazione di questa permessa mi è venuta in mente l’altro giorno, parlando con una coppia di amici, di buttar giù due tre punti che potrebbero servire per chi è ancora più giovane di me.

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Le gioie (ma non i dolori) degli ottant’anni