Arriva in Italia la “Rivoluzione Vegetale”: quale futuro per il settore ortofrutticolo?

di Claudio Scalise –  SGMARKETING

Uva ready-to-eat (Londra, maggio 2017 – Archivio fotografico Rolando Drahorad)

Negli ultimi anni si è assistito in Italia ad una profonda evoluzione dei modelli di consumo alimentare.

In sostanza si è registrato uno spostamento dei consumi dai prodotti di origine animale a quelli di origine vegetale.

Tra il 2013 ed il 2016 gli acquisti a valore di carni e salumi si sono rispettivamente ridotti del 13% e del 6,8%, mentre uova e prodotti lattiero-caseari hanno fatto segnare -5% e -7,6% (fonte: Ismea).

Per contro, nello stesso periodo, le vendite di prodotti vegetali (freschi e trasformati) sono aumentate del 70% in valore e del 40% in quantità (fonte: Iri).

Nel mondo del fresco-freschissimo, tra il 2014 ed il 2016, gli ortaggi di IV e V gamma hanno registrato crescite, in termini monetari, del 4,9% e del 18,6% (fonte: Ismea) e, nel quinquennio 2011-2016, le zuppe fresche sono incrementate del 53,5% (fonte: Euromonitor International).Anche la frutta secca ha mostrato performance particolarmente positive, +29,9% a valore dal 2013 al 2016 (fonte: Iri), così come i semi e i legumi. Categorie frutticole quali i berries e i prodotti esotici (avocado, mango, papaya) da nicchie stanno diventando veri e propri segmenti di consumo, a fronte di un significativo sviluppo delle vendite nel canale retail: +25% a volume i primi nel biennio 2014-2016, +45,6% a valore i secondi nel solo a.t. Aprile 2017 (fonte: Nielsen).

Il biologico, forte dei suoi continui exploit, trova nell’ortofrutta uno dei principali elementi di traino (fonte: Nielsen; a.t. Marzo 2017). Considerazione analoga può essere estesa ai localismi e alle specialità territoriali, che possono arrivare ad incidere anche per il 2% sul complessivo giro d’affari del reparto frutta e verdura negli operatori più evoluti della distribuzione moderna (fonte: SGMARKETING su dati di diversa provenienza).

I consumi di ortofrutta fresca hanno segnato un continuo incremento dal 2013 ed hanno superato i 9 milioni di tonnellate, recuperando tutto il gap nei confronti del 2000 anno di inizio del crollo dei consumi.

In poche parole ci troviamo di fronte ad un cambiamento strutturale dello scenario di mercato ad una vera e propria “rivoluzione vegetale”.

Il mercato potenziale

In particolare, la propensione verso stili alimentari sempre più orientati alla ricerca del wellness e motivazioni etico-ambientaliste hanno creato, in Italia, un mercato potenziale di primario interesse particolarmente ampio per i prodotti vegetali: agli 1,8 milioni di consumatori vegani e ai 2,7 milioni di consumatori vegetariani, pari nell’insieme al 7,6% della popolazione, vanno ad aggiungersi attualmente 18 milioni di consumatori flexitariani – il 30% dei cittadini nazionali –, che non escludono completamente le proteine animali dalla propria dieta, ma le riducono fortemente nell’arco della settimana (fonte: Eurispes).

Complessivamente, ben il 37,6% del mercato italiano è orientato ad incrementare il consumo di prodotti vegetali e quindi di ortofrutta. Si tratta di una quota estremamente ampia, costituita da consumatori attenti ed “evoluti”. Tra essi ad esempio troviamo anche buona parte dei millenials, cioè della fascia più giovane di italiani  (18- 36 anni) che costituiscono i consumatori del futuro.

La partita per l’effettiva conquista della domanda è, però, tutta aperta e va giocata uscendo dalla logica della commodity, fornendo valore aggiunto materiale e immateriale alle produzioni per poter competere. Un’analisi obiettiva delle dinamiche di mercato evidenzia, infatti, che non è sufficiente appartenere genericamente alle sfere merceologiche di prodotto caratterizzate da un vissuto salutista per garantirsi il successo commerciale: non si spiegherebbero altrimenti, le sofferenze in cui versa il comparto peschicolo o le prolungate difficoltà del comparto del pomodoro.

E’ arrivato il tempo in cui il consumatore è disposto a premiare selettivamente i prodotti che giudica rilevanti rispetto al proprio sistema di valori, mentre dimostra di non essere interessato ad acquistare prodotti in cui non trova motivazioni utili al proprio stile di vita.

Il futuro sarà per le imprese e le filiere che sapranno innovare le proprie produzioni in sintonia con le nuove richieste del mercato.

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