Sorpresa: la televisione ha perso le elezioni

di Antonio Felice – Omnibus Comunicazione

IMG_4631Le elezioni politiche del 4 marzo insegnano tante cose a chi voglia seriamente interpretarne il risultato. Qui mi interessa spendere qualche parola su un aspetto in particolare, sul quale, sino ad ora, non ho letto riflessioni particolari: l’aspetto mediatico. Nella storia della Repubblica Italiana, per la prima volta, tra gli sconfitti c’è la televisione. Mi sembra una cosa grossa.

Tutti noi sappiamo cosa ha fatto la televisione da quando c’è, ovvero dai primi Anni Cinquanta, fino a ieri: ha contribuito come nient’altro a creare  – o se vogliamo a rafforzare – una lingua e una coscienza nazionali, è stata la principale interprete del costume italiano e delle sue evoluzioni, ha lanciato e supportato la popolarità e il successo dei personaggi politici. Fino al 4 marzo non solo e non tanto chi scrive, ma leader come Berlusconi e Renzi hanno ritenuto la televisione come il mezzo per eccellenza di promozione della politica e ne hanno fatto la chiave di volta della loro affermazione. Tanti passaggi in televisione, tanti voti.

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Berlusconi in televisione nella campagna elettorale per le elezioni europee del 2014 (archivio fotografico Rolando Drahorad)
Per la prima volta il 4 marzo non è andata così. Berlusconi e Renzi hanno perso. L’informazione favorevole di tre reti nazionali non è bastata ad evitare il tracollo politico del loro proprietario. E perché non è andata come al solito? Perché, come in America e per il successo di Trump, ha vinto internet, hanno vinto i social media. Mezzi facili da usare, senza intermediari, diretti, immediati, vicini alle nuove generazioni, amatissimi dalle donne. Un Movimento come i 5 Stelle non sarebbe neppure nato senza internet. Dall’altra parte dell’Atlantico, Trump è il primo presidente a lanciare messaggini dal cellulare, ad identificare i suoi followers come i suoi più convinti sostenitori ed elettori.

L’importanza dei social si è imposta nella politica come non mai, ma vale oggi per tutti, soprattutto per le attività economiche. Ogni azienda, di qualsiasi settore, oggi non dovrebbe più riflettere su come e quando attivarsi nella comunicazione social ma – dopo la lezione del 4 marzo – dovrebbe gettarvisi a capofitto, impegnarsi al massimo per occupare una posizione di buona visibilità e per gestire in modo dinamico la sua presenza nella rete. E’ in corso una rivoluzione mediatica. E si avvicina il giorno in cui le aziende cominceranno ad interrogarsi sul tornaconto di certe massicce e carissime campagne televisive.
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